Goethe, uomo totale
Elio Scarciglia - Interno - Lisbona

Goethe, uomo totale

diAlessio Zanichelli

La cultura della città libera di Francoforte è quella in cui, secondo la tradizione antica, si vede l’incoronazione di Giuseppe II nel 1764 con tutti i fasti del banchetto a cui il signorino Goethe partecipa. La Germania di Goethe è divisa in una pletora di Stati, contee e Reichsstädte sotto il potere del Sacro Romano Impero germanico; lo scibile, per chi poteva vivere di cultura senza problemi economici, è una realtà a cui si può aspirare, retta da leggi che sono governate da una logica superiore e tendente alla totalità delle esperienze e dei saperi umani.

Balli, conquiste amorose, scherzi, bevute, equitazioni, pattinaggio su ghiaccio, nuoto sono solo alcuni passatempi aristocratici del giovane figlio dell’avvocato Johann Kaspar Goethe, il consigliere imperiale. Non manca inoltre la formazione ad hoc per il vivace ragazzo, che inizia molto presto a confrontarsi con le situazioni della vita attraverso grande versatilità di studî: oltre alle lingue classiche, italiano, musica, storia, ballo, disegno, scherma, ecc. la vita in famiglia è costellata da collezioni di libri, quadri, paesaggi di storia naturale e cultura geografica che avviano al perfezionamento della conoscenza attraverso la diaristica odeporica di Kaspar.

Un pensiero in viaggio mai pago, quello di Goethe, nutrito da contatti con Francoforte, Lipsia, Dresda, Strasburgo (con la sua arte gotica e gli incontri con Johann Gottfried Herder), Wetzlar. Impara presto con l’esperienza che la poesia ha radici popolari e questa idea si concretizzò nel movimento dello Sturm und Drang, quando il Götz sancì la fama di Goethe anche con l’attività di drammaturgo. Il pensiero artistico non si confronta certo con le questioni dei generi letterari che oggi tanto gettano al ribasso la prodigalità del genio creativo; la vigorosa tensione e slancio dell’uomo completo resta l’ideale perfetto però ancora per le scienze umanistiche (si spera).

Goethe si pensa presto come eretico, perché le strettoie del suo lignaggio gli fanno tradire amori contadini, caserecci e semplici, aperti alla vita nella natura; le sue fondamenta eroiche hanno volti illustri e vengono da mondi diversi e lontani: Cesare; Maometto; Prometeo; L’Ebreo errante; Faust: rivoluzionari, riformatori, profeti, i grandi personaggi che sono eccezioni per conferma le regole del pensiero umano in azione.

I viaggi in Italia riempiono lo spirito di Goethe con elementi classici, ma non vi sono ragioni per dubitare che nessuna tendenza al classicismo o al romanticismo potranno mai bastare per descrivere l’opera di uomo per sua natura volto al superamento dei limiti di simili classificazioni gettate ai posteri. Si tratta infatti di un uomo la cui vivida realtà diffidava pure delle astrazioni affascinanti, ma pericolose, quali i concetti di uguaglianza, libertà e fraternità. Infatti, i pericoli delle guerre napoleoniche minacciano l’esistenza stessa di un uomo vero… Ecco un uomo vero! – esclama Napoleone il 2 ottobre 1808, quando convoca Goethe per conoscere da vicino il genio delle lettere di Werther. Anche Goethe ricambia educatamente l’ammirazione, osservando da vicino l’esemplarità dell’umano in azione, “l’uomo d’ordine”, che ha saputo imporsi nel caos rivoluzionario.

Il disordine e gli sconvolgimenti politici non impediscono a Goethe di concentrarsi sugli studi scientifici che esercitavano da tempo sul suo intelletto un irresistibile fascino. I troni vengono rovesciati e la fine degli imperi è prossima, ma tutto si zittisce quando si entra nella casa dell’”Olimpico” di Weimar, fra studi ottici sui colori, morfologia comparata e scienza dei minerali. L’amicizia con Schiller inoltre creò una potente autocoscienza poetica che segna per sempre la capacità di Goethe di generare idee e continuare indisturbato a scrivere capolavori come il Faust, terminare Gli anni di noviziato di Wilhelm Meister, riprendere i poemi idillici Arminio e Dorotea, riscritti in esametri, ecc.

Tale origine primeva dell’idea volta alla totalità si riflette ancora oggi nel concetto di Weltliteratur, ma non solo: oltre alla vastità degli scritti artistici, l’espressione del suo genio anticipa teoriche scientifiche di notevole modernità, ad esempio nella sua Metamorfosi delle piante si esplicita la logica della scienza goethiana che attraversa tutte le forme viventi, partendo dalle osservazioni complesse delle forme naturali, come le nervature della foglia, e arrivando a conclusioni intuitive e organicistiche sui sistemi. Queste visioni lucide sull’espansione della complessità dei fenomeni naturali partono però dalla potenza ideativa, quella di una mente che non si poneva limiti di fronte alla fluida corrispondenza tra le idee e le cose.

Non vi sono contraddizioni: l’impulso aspira alla necessità di uno scopo, un oggetto, poiché non si esaurisce nella contemplazione; è sempre aperto alla ricerca di nuovi elementi da integrare. La capacità del superamento ideativo è il principio fondamentale attraverso cui lo stesso Goethe descrive se stesso, attingendo a una pluralità di approcci artistici. Innanzi a tale virilità di pensiero, l’uomo contemporaneo che è assuefatto alla deriva scientista non può non ricevere un sano scossone, magari riconnettendosi con le esperienze del Sublime, magistralmente riepilogate da Remo Bodei in Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia (Milano, Bompiani, 2008).


Il senso di turbamento davanti alla totalità incomprensibile muove a un atteggiamento pionieristico nel sapere e nelle scoperte della vita, partendo dall’atto autocosciente: […] l’eccitabilità e mobilità della sua natura […] si lascia subito impressionare dall’oggetto presente. Lo stesso gli succede con i libri, con gli uomini, con la società. Non può leggere un libro senza sentirne l’influenza, non ne risente l’influenza senza che cerchi di reagire attivamente ad esso e di creare qualche cosa […]. (Descrizioni di se medesimo, dai Viaggi nella Svizzera, editi nel 1797).


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