Poesie inedite di Elisabetta Sancino
Stefano Iori - Relitto - Terre e china su cartoncino, inserti a collage, sovrapposizioni di carta velina

Poesie inedite di Elisabetta Sancino

diLuca Ariano

Elisabetta Sancino, in queste poesie inedite ci offre un taglio diverso dai suoi libri precedenti. Protagonista di questi versi è Boudicca, una donna senza tetto che vive in una città contemporanea (forse Milano, ma potrebbe essere qualsiasi luogo) che osserva la realtà e il mondo attuale con tutte le sue brutture e contraddizioni. Boudicca si può incontrare anche ad un reading di poesia: “vado a sentire quel poeta / dai capelli bianchissimi, lui esce / il giovedì sera in bicicletta / per tenere le sue conferenze /

io mi siedo nell’ultima fila / e prendo appunti sulle dita […]”. Per lei la poesia diventa una medicina, un sollievo a giorni dolorosi di “donne sole e di falò accesi ai guard-rail”.  La protagonista di questi testi ci riporta a certe atmosfere milanesi delle poesie di Alda Merini, ma anche a tutto il filone di poeti lombardi come Giovanni Raboni con le sue strade, piazze e case di Milano: “Ho le labbra rotte come questa vetrina / mentre scandisco il tuo nome / ti è sconosciuto, lo so, non è una colpa / tornare a casa nella mia bocca / sdentata, credimi se ti dico che anch’io / succhiavo latte da bambina e mi riempivo di neve / la bocca che adesso pullula di schegge e coperte infeltrite […]” Emergono distintamente la nostalgia per l’infanzia e l'anelito a una vita migliore, ma anche il rimpianto per un tempo passato e per quei luoghi che nei decenni sono mutati come le persone e la gente che li popola. Boudicca non si arrende alle avversità attuali e si sente sempre come una “Regina” mentre cammina con il suo trolley in una città sempre più americanizzata che non sa proteggere i più deboli, ma li emargina indifferente: “sono il lupo, ululo nei fast food / alle sette di mattina, circondata da cinque borse / e un trolley scovato in discarica / predico il futuro dai fondi di caffè americano / non vedrò mai l’America ma conosco i canali di scolo / ogni notte salgo su un vascello e torno a casa […]” Elisabetta Sancino narra queste vicende in prima persona immedesimandosi nelle sofferenze altrui con un linguaggio ora piano ora irto di riferimenti alla realtà, ma anche a parole e frasi da cui siamo continuamente sommersi e che ci confondono, con anche ripetuti anglicismi: “davanti a uno schermo / IL COPRIFUOCO HA STABILITO CHE OGNUNO / NELL’INTERESSE PUBBLICO / cantare per le strade strisciandole come un gatto / lasciandosi dietro un odore selvatico / e spinto. […]” In questi versi c’è un ulteriore riferimento alle vicende attuali riflettendo su come hanno vissuto e vivono questa pandemia le persone più deboli che già erano in difficoltà precedentemente, però Boudicca non è un personaggio inerme e passivo per cui ogni giorno lotta: “Ma è potente questo inferno / Di carne e sillabe-parole / È potente e atroce / La mia voce.”



La donna del reading  

 

Ho stoviglie che lucido con la pioggia

e sciarpe rosse come amarene

le tengo nella borsa dell’Oviesse

quando il freddo mi taglia lo stomaco

vado a sentire quel poeta

dai capelli bianchissimi, lui esce

il giovedì sera in bicicletta

per tenere le sue conferenze

io mi siedo nell’ultima fila

e prendo appunti sulle dita

e con le dita conto ogni sospiro

che fa mentre parla di dolore

e donne sole e di falò accesi ai guard-rail

e chissà perché i suoi sospiri

sono molto più frequenti

e rumorosi

dei miei.


A casa nella mia bocca

 

Ho le labbra rotte come questa vetrina

mentre scandisco il tuo nome

ti è sconosciuto, lo so, non è una colpa

tornare a casa nella mia bocca

sdentata, credimi se ti dico che anch’io

succhiavo latte da bambina e mi riempivo di neve

la bocca che adesso pullula di schegge e coperte infeltrite

albe fradicie radici spaccate

pensi che io sia elementare e trasparente

ma la trasparenza

non è mai cosa semplice.

 


La Regina

 

Sotto le palpebre ho tatuato alfabeti

mutuati dalla corteccia degli olmi

sono il bosco che non c’è più

sono il lupo, ululo nei fast food

alle sette di mattina, circondata da cinque borse

e un trolley scovato in discarica

predico il futuro dai fondi di caffè americano

non vedrò mai l’America ma conosco i canali di scolo

ogni notte salgo su un vascello e torno a casa

acclamata in versi scaldici,

sono la regina dei topi e delle nutrie di fiume

ma ho pur sempre due regni

tu invece non speri.

 

                                                                       

La Rentrée

 

È tempo di medicare i campi amputati

chiudere la lingua in bocca

riaprire l’aula indicare la via

sono una vecchia farneticante con una bambola tra le braccia

sotto i cavalcavia gli spray liquefano

ocra sulle auto in corsa

investire nella periferia

mettere le stazioni a norma

di norma

mangiate Noodles in silenzio

davanti a uno schermo

IL COPRIFUOCO HA STABILITO CHE OGNUNO

NELL’INTERESSE PUBBLICO

cantare per le strade strisciandole come un gatto

lasciandosi dietro un odore selvatico

e spinto.


Elisabetta Sancino, nata e residente in provincia di Milano, è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne a indirizzo storico-artistico e lavora come docente di lingua e letteratura inglese e guida turistica autorizzata, collaborando attivamente con enti italiani e stranieri volti alla promozione della cultura e dell’arte. Ha pubblicato tre raccolte di poesia, Frammenti violaIl pomeriggio della tigre, (terzo premio ex-aequo al concorso nazionale Don Luigi di Liegro 2019),  Collezione Privata, (segnalata, ancora inedita, al Premio Montano 2019). Alcuni suoi testi sono stati pubblicati in antologie (tra le quali, Il Segreto delle Fragole, LietoColle 2016 e 2019, La forma dell’anima altrui, LietoColle, 2019), siti, blog e riviste letterarie e sono stati premiati in diversi concorsi nazionali (tra gli altri, secondo posto al Premio Nazionale Scrivere Donna 2017 e 2020, terzo posto al Premio Letterario Internazionale Città di Pomezia 2019, primo posto al Premio Nazionale Claudia Ruggieri 2019). Fa parte della redazione del blog letterario Versante Ripido. Attualmente sta curando, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Inzago, una serie di Pillole d’Arte e Poesia sulle bellezze storico-artistiche di Milano.

 


Rita Greco legge da "Ode alla madre" di Mariangela Ruggiu

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