Abitare il disordine: una lettura di Matematica della confusione di Gaetano Longo
Sonia Delaunay, composizione 1955. Foto di Elio Scarciglia

Abitare il disordine: una lettura di Matematica della confusione di Gaetano Longo

diElisabetta Biondi Della Sdriscia

Ci sono sillogi poetiche che ambiscono a ricondurre la complessità dell'esistenza a un ordine, e offrono, perciò, al lettore una possibile chiave interpretativa del mondo. Altre, invece, rinunciano consapevolmente a questa pretesa e scelgono di sostare nell'incertezza, accettando che il disordine, le contraddizioni e la perdita siano parte integrante dell'esperienza umana. Appartiene a questa seconda categoria Matematica della confusione di Gaetano Longo (Terra d’ulivi edizioni, Lecce 2025), un libro che non cerca di spiegare il caos, ma lo attraversa, trasformandolo in occasione di conoscenza e di riflessione. È l’autore stesso a suggerirci la chiave di lettura di quest’opera, premettendole, in esergo, una citazione di Charles Bukowski: «non c'è abbastanza tempo per mettere a posto le cose – / ci sono sempre fallimenti, perdite, la dura matematica / della confusione e dello scompiglio.». Il titolo del libro nasce proprio da questi versi lucidamente amari, che Longo assume come l'orizzonte entro cui si muove la sua ricerca poetica. Se la vita è segnata da fallimenti e perdite, la poesia non può eliminarli, può però trasformarli in memoria, consapevolezza e condivisione, sottraendoli al silenzio dell'oblio, dando così, se non ordine, almeno significato al disordine dell’esistenza.


L'influenza di Bukowski si percepisce soprattutto nella scrittura, nel linguaggio antiretorico. Longo predilige infatti un verso essenziale, discorsivo, privo di compiacimenti stilistici e affida la forza della sua poesia alla precisione dello sguardo: oggetti quotidiani, ricordi, fantasmi, un bicchiere di whisky o una bottiglia di vino, diventano gli strumenti di una riflessione pacata e priva di illusioni, su temi come quelli del fallimento, della caducità del tempo e della vulnerabilità umana, centrali nell’autore statunitense. Pur condividendo il disincanto della poesia bukowskiana, Longo approda, però, a un esito più meditativo, ad una visione della vita che non è mai cinica, in cui la memoria diventa un dialogo con gli assenti e il dolore non viene rimosso ma attraversato fino a trasformarsi in una forma di pacata accettazione. La perdita non coincide con una fine irreparabile, ma lascia intravedere una possibilità di rinascita: «(i miei fantasmi) in coro mi hanno sussurrato all’orecchio / di non preoccuparmi perché un giorno / morirò lontano da me stesso / per rinascere in altre cose.» scrive nella poesia che chiude la raccolta, Il tempo è più corto dei sogni, e prosegue: «E quando tutto sarà solo fredda terra / [...] fatto di polvere e sogni / ricomincerai di nuovo a fiorire.».


Se Bukowski rappresenta, per volontà esplicita del poeta, un punto di riferimento ineludibile, le epigrafi dedicate a Sylvia Plath, Wislawa Szymborska, Pedro Juan Gutiérrez e ad altri autori non sono semplici omaggi ma delineano una costellazione di letture entro la quale Longo colloca con sobrietà, senza ostentazione, la propria indagine poetica, all’interno della quale i numerosi riferimenti letterari e filosofici vengono assimilati in una lingua limpida, sempre accessibile, che non rinuncia mai al dialogo con il lettore. Ne risulta una voce riconoscibile e personale, nella quale il disincanto non degenera mai in cinismo, ma si apre a una riflessione più ampia sulla fragilità e sulla possibilità di una riconciliazione con la vita. 


Accanto alla riflessione sui temi esistenziali, in Matematica della confusione è costantemente presente anche la riflessione metapoetica. Longo, infatti, si interroga ripetutamente sul senso della scrittura, rifiutando la poesia come puro esercizio formale. In Come la vita, che si può considerare come il suo manifesto letterario, la poesia viene personificata e le vengono attribuiti comportamenti, gusti, persino un’etica: «Era una poesia al contrario. / Diceva tutto quello che non doveva dire /[...] Evitava la falsa eleganza di certe parole / e la profondità inutile di idee meschine.». Questi versi sono una presa di posizione contro la poesia artificiosa, autoreferenziale, in opposizione alla quale Longo rivendica la necessità di una poesia calata nella vita, non separata da essa: «Le sue parole erano stonate / e quando sembravano prendere il ritmo giusto / si fermavano a bere un bicchiere di whisky...». La lirica ribadisce, concludendo: «... Era una poesia al contrario. / Inutile in certi momenti perché credeva ancora / nell'amore e nella bellezza». È questo il vero e proprio nucleo etico della raccolta: Longo riconosce che la poesia è spesso considerata inutile in una realtà dominata dall'efficienza, dalla violenza e dalla disillusione; eppure, proprio questa sua apparente inutilità ne rivela il significato più autentico, di custode dei veri valori che il mondo tende ad ignorare. La poesia non cambia la realtà, ma impedisce che amore, bellezza e memoria vengano travolti dall'indifferenza e diventa un gesto di resistenza morale, non solo estetica. 


Una raccolta poetica tutta da leggere, Matematica della confusione di Gaetano Longo, che ci invita a continuare a credere, ostinatamente, nell'umano perché, come scriveva Terenzio – homo sum, humani nihil a me alienum puto – nulla di ciò che è umano, il dolore come la gioia, il fallimento come la speranza, ci è davvero estraneo. 

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