Antichità e modernità, la prisca teologica
Giampiero Assumma, 4 Moscow, 2023

Antichità e modernità, la prisca teologica

diVincenzo Crosio

Tutta l’antichità ha conosciuto un sapere che il Moderno si affrettò con una incuria catastrofica ad accantonare con una sorta di saccente, arrogante aggettivazione: infantile, incoerente, incerto, superstizioso. L’antichità sarebbe stata, secondo questo schema storiografico e culturale, -storicista e sociologico-, la culla di una civiltà che avrebbe dato i suoi frutti migliori col Moderno stesso, sancendo nella coscienza storica il necessario ma inevitabile abbandono di una millenaria accumulazione di saperi, culture, popoli, sentimenti, che avevano dato all’uomo scrittura, legislazione, religione, arte, immaginazione. Quando la coscienza di questo disastro sarà evidente con l’opera di alcuni antropologi come Levy-Strauss, M. Mauss, E.Durkheim, ormai è troppo tardi: rimangono al suolo o nei musei solo rovine. L’angelo della storia si accorge con terrore che la storia stessa è un immenso accumulo di rovine come annota acutamente Walter Benjamin. L’angelo della storia sarebbe coinvolto involontariamente in un disastro senza pari: l’aver ridotto ad un oggetto museale, ad un feticcio del pensiero, quella che era l’anima del mondo, non solo una Weltanschauung, una filosofia. Tra certezza e incertezza, tra credere o non credere, tra verità ed opinione, l’umanità moderna, forte di una accumulazione di ricchezza monetaria senza pari ed una idea di Dio tutta nuova, che cioè la Divinità corrisponda coerentemente con lo svolgersi della storia del mondo, la volontà divina in accordo con la opera umana progressivamente intesa, sceglie un criterio di certezza. L’epistème teoretiche, la conoscenza secondo una misura certa, come recita la dizione di Aristotele che è il vero creatore di questo spartiacque epistemologico, assume, si arroga, una centralità nell’esperienza conoscitiva che prima non aveva. Il logos, la parola-concetto, come sappiamo, sceglie i termini, ne giudica l’efficacia secondo una normatività che separa i criteri incerti e aleatori, secondo regole grammaticali più che significative, ortosemantiche più che simboliche;  il mito e il simbolo sono di conseguenza favole , cose dette, pensate senza giudizio,  che ricorrono necessariamente nell’età dell’ Origine, una sapienza anch’essa incerta ed oracolare.Le sibille, le sirene, i cantori profeti,-gli aedi-, le sacerdotesse di Apollo e Dioniso, gli àuguri, le comunità orfiche e pitagoriche parlano una lingua poetica, complessa, augurale e profetica, troppo difficile ed enigmatica, si riferisce ad una prisca teologia, ad un’antica teologia che seziona i fegati e guarda il volo degli uccelli, che prescrive riti e libagioni conviviali, medicine e rituali di guarigione, istituisce norme e precetti, scuole di medicina e di pensiero dell’Essere, giorni tabuizzati ,nefasti, e non tabuizzati, fasti, che scopre numeri e calcoli di dimensioni periodiche ed irrazionali e li riveste di un velo misterioso, il nomen numeratum, logos àritmos,(una parola logica discontinua, un verbatim, una frequenza d’onda, un’armonia). Lo sacralizza vietandone la diffusione. Sono numeri sacri. Scopre che essi derivano da un cifra vuota , da uno zero, il sanscrito lo scrive come vuoto cioè niente, sunya. Come il sapere è manifestazione di un luogo aperto e senza nome, il lucus. Di conseguenza La manifestazione della divinità avviene in recinti sacri, in antri cavernosi e libri sibillini, che recitano cantando per entusiasmo, ispirazione divina, la parola numinosa, il nome e la prescrizione, il nomos, ,che riguarda tutti, re, popolo e comunità. Persino l’inventore della dialettica polemica ed epistemologica , il vecchio Parmenide, scrive la sua filosofia dell’Essere scegliendo un poema che immagina un’ascesi alla Verità di una dea, Memnosine, la Memoria che verifica la realtà e la costruisce, la immagina, si serve di un mito che piace ancora al giovane Platone.Che invece distrugge la forma poemica,- Sulla natura- per scegliere la forma della parola dialogata (il logos polemicòs, il dialogo) e scrive la Repubblica che ha il compito di edificare un’idea nuova persino per i Greci, il Bene comune come Bello, come AìstesisSecondo tradizioni più o meno omogenee che vanno dall’India antica,Persia, Armenia,Mediterraneo ellenico, italico,Nord Europa germanico e slavo. 

M.Eliade, Dumezil, e Benveniste, hanno chiarito le somiglianze e le differenze di questo grande puzzle, ogni istituzione culturale di questo mondo chiamato Indo-europeo. La profezia che riguarda Edipo per esempio lo riguarda proprio come futuro re di Tebe.Accecato dalla verità di se stesso, accetta di separarsi come contaminazione offuscata, ma sapiente. La fondazione di Roma non è meno rituale e liturgica, augurale, della fondazione di Argo, Atene, Micene o Cuma antica. Le pratiche di auscultazione, premonizione e liturgiche degli Etruschi, degli Aruspici etruschi, passano in blocco alla cultura religiosa romana, a Roma prima monarchica e poi repubblicana, insieme ai Libri Sibillini di Cuma colonia greca in Italia, costituendo il Collegio sacerdotale per eccellenza fino ed oltre l’Impero. I poemi omerici, I Veda hanno questo ritmo regolare e narrativo, una prosodia, che disegna la prima estetica teologica antica nei Brahmana, la parte teologica dei Veda propriamente detta. Il primo filo ritmico ed esornativo, la prima mappa genetica di questa avventura dello spirito alato. Canto ritmato e scenico, l’esametro greco, il ditirambo di Dioniso e l’anna–viraj indiano sono la misura matematica, esoterica, numerologica e sapienziale di un universo grato alle proprie divinità. Sono veri e propri mantra, che avvincono l’uditorio, lo educano alla divinità. Il Krta, l’ordine universale che realizza la rete dell’esistenza umana singolare e collettiva, la rete cosmica di Brahma, è innanzitutto un algoritmo che ordina la realtà stessa.Un π  greco particolare. I Sutra, che glorificano la verità del Buddha, continuano, nel contenuto e nella forma, questa tradizione sostanzialmente induista,pur essendo radicalmente nuova la preminenza della dottrina della Originazione dipendente e in seguito della Vacuità assoluta, cioè del Sunyata. Il Genesi, il Bereshit , sarà una variante scritturale ed ex-nihilo di un’altra dottrina antica pre-yahweica, un ritmo duale, triadico che si evolve come un albero genealogico, a grape-vine da Una Singolarità Divina chiamata Elohim, che realizzerà un altro paradigma epistemico, schizogenetico, fratturale, di un’altra parte dell’esperienza umana, la giudaico-cristiana.

Così è l’oracolo di Delfi, per le tribù elleniche, i figli di ‘Ellenos, l’eroe patronico di queste popolazioni cui si attiene coerentemente fino alla morte il  filosofo giusto, Socrate. Così è per il loro comune antenato, Minosse, che fornisce alle comunità cicladiche, cretesi e mediterranee, leggi, riti e formulazioni magiche. Così è per la premonizione fatta ad Edipo, che si avvera condannando il re di Tebe alla cecità e all’esilio, ad andare cieco per il mondo, destino che è frutto di una sapienza la cui verità acceca. Il reperto storico più antico pervenutoci di questa arte mantica, premonitiva, oracolare è il disco di Festo a Cnosso, scritto in alfabeto sillabico e pittogrammatico risalente all’alba della civiltà, al XVII secolo a.C. In alcuni casi è Dio stesso che parla all’Assemblea, la Qahal, attraverso un capo carismatico che profetizza bene il Suo nome ed istituisce con Egli (El) un patto, un berith. Mosè consegna al suo popolo, la testimonianza di questo patto sigillato nella pietra, I Comandamenti, impone templi, memoria, annali ,descrive con misure esatte,materiali e forme in legno, oro e argento come deve essere L’Arca della Testimonianza, come deve essere costruito il Tempio, con tre Corpi mistici, architettonici e simbolici, l’Ingresso, il Tabernacolo e il Sancta Sanctorum, dove si realizza la sua presenza, la Shekinà, presenza- impresente, abitazione-inabitata di Dio, la prima formulazione teorica e pratica, simbolica, di una disposizione Trinitaria del Corpo mistico di Dio, nei Tre tempi:

a) quello del Padre, l’Inizio, l’Incipit passato, l’Anteriorità

b)quello del Figlio , la condizione messianica, l’Attesa, la Veglia Dolente

c)Lo Spirito Realizzato della Gerusalemme Celeste, la Comunità dei Giusti e dei Santi, il Trono su cui siede Dio nella sua Integrità Comune, Il Corpo Esteso della  Gloria,

 l’En-Sof, l’Infinito Interminato, l’Essere ontologicamente realizzato nella sua stessa Presenza, come chiama la Tradizione Orale, la Caballah mistica, questo ultimo e definiente Corpo Glorioso. Il “Sui Sibi per oculos”, l’Evidente a Se Stesso di Agostino di Ippòna. La stessa disposizione cristo-buddica del Corpo celeste del Buddha nel Sutra del Loto. Precetti divini dunque che vietano, prescrivono,curano , dietizzano la relazione dei singoli nella comunità, stabilizzano caste e sacerdoti legati a Lui e a nessun altro, la costruzione di città e di città rifugio per gli Esiliati. Il Dio ebraico istituisce la Norma, la regola e l’eccezione, una raffinatissima rete di precetti, (mitzvot), che lega con mille vincoli l’ebreo al suo Dio. La stessa lingua abbandona il pittogramma e diviene  sillabica e scritturale. C’è uno scriba, safer, che memorizza e testimonia del sapere ,sofèr, perché è chiaro, nasce una sapienza particolare, sophìa, chiarezza del dettato, come nel mondo  greco , il fenicio-greco che sostituisce il miceneo, lingua legata ai culti sotterranei, labirintici e tardo storici, al mitico re Minosse.La verità oracolare e mistica, viene sostituita dal sapere magistrale e dottorale. Le origini vengono riscritte e vagliate secondo un criterio di opportunità. La religione popolare, il credo popolare, viene posto accanto a quello scritto, la Torah da Mosè per gli Ebrei, la Legge scritta da Solone con i Logoi, con le lettere e le parole fenicie, i caratteri semitici, introdotte da uno straniero, Cadmo, nome ancestrale dello stesso Adamo Cadmòn, il primo uomo sapiente creato dalla Terra.

E’ certo solo ciò che è misurabile, calcolabile secondo un criterio logico e matematico. Laddove nell’antichità si misurava a braccia, a piedi, a gomito, a palmo, a vista, laddove cioè tutto il corpo partecipava della conoscenza e la ragione era solo una regula, una ratio tra le altre, nell’Evo Moderno la tridimensionalità sostituisce la conoscenza come tutto. E’ un principio più efficace. Il passaggio epocale : oralità e scrittura, profetica e tecnica , si evolve a vantaggio della seconda. La parola non è più mitica e simbolica, ma una tècne, una tecnologia come le altre. Ciò che animava l’eroe antico, il suo tumòs, il suo timore coraggioso, la sua Aretè, la sua onorabile Virtù,si trasforma in avventura mercantile, nella colonizzazione mercantile dei territori. Non è più il kudos divino,la gloria che aspetta l’eroe anche attraverso la morte, un talismano, una specie di sortilegio divino, nel doppio senso, che favorisce l’uno concedendogli la gloria e colpisce, uccidendolo, annebbiandolo, un altro, in una sorte alternata, ma è il valore in denaro della sua corazza e della sua armatura, che gli garantisce l’integrità contro la morte. La geometria euclidea sostituisce quella pitagorica e platonica. Più avanti, Aristotele sarà più affidabile del troppo antico Platone che scrive il Timeo, testimoniando di una cosmologia divina, come più avanti convincerà perfino Tommaso e Cartesio che i segni divini, sono segni epidemici e non simbolici. S’ individuano i punti nello spazio, il calcolo definisce gli infinitesimi e la differenza le equazioni differenziali, le rotte seguono una topografia omogenea, l’imprecisione di Colombo viene sostituita da una mappatura accurata e certa di tutto il globo. L’analitica sostituisce la simbolica, come noterà acutamente G.B.Vico, dissociandosi da questo sapere troppo mentale, di tipo cartesiano. L’arco, la freccia, sintesi di culture geniali, che rimandano ad una genialità ancora più arcaica- i giavellotti propulsori e il boomerang- vengono sostituiti da winchester che serializzano il colpo. Lo aumentano di precisione ma lo deprivano d’intelligenza. Gli arcieri sono una confraternita che scagliano sapientemente nugoli di frecce lungo parabole divine, a pioggia, su nemici terrorizzati secondo una strategia casuale. Il winchester affida a precisione millimetrica la morte dell’avversario, ma solo se è visibile. L’epica del cavallo, simbolo di libertà ed affidabilità, che ha costruito intorno a sé interi poemi eroici, dall’Iliade al poema del mio Cid, viene sostituita da locomotive che hanno bisogno di una strada ferrata e di una caldaia termostatica. Al posto di narratori ciechi e sapienti, uno strano personaggio, un impiegato controllore, raccoglie soldi emettendo Tickets o controllandone la validità. Dalla moneta al ticket, alla carta magnetica. Quello che in un empito profetico un ebreo ateo e comunista K.Marx , delineò come la moneta universale, la comunicazione del denaro come anticipazione di una comunità dei bisogni e delle necessità. E’ un’ evenienza non dello Spirito, ma di una particolare dinamica storica chiamata “lotta di classe”. La velocità di reificazione della mente e di una forma- il denaro- ci dice quando una cosa avviene nella realtà, si realizza come tempo, è l’ontologia non dello Spirito, ma di un fenomeno. Il treno e poi l’aereo, si sa esattamente quando arrivano, è una conquista senza pari, ma modifica la percezione dello spazio e del viaggiatore, lo inganna, lo illude e gli dimostra la reversibilità irreversibile di un campo oculare di esperienza. Si muove, non si muove…e una sincronicità temporale o che? Sarà un bel problema pure per il mago Einstein.Alla fine ma proprio alla fine, capitan Cook potrà  dire con soddisfazione scoprendo la Nuova Zelanda che tutto l’orbe terraqueo è ormai conosciuto e millimetrato. L’imperatore cinese invece ancora nel 1800  manda i suoi governatori in giro per la Cina che ritornano con impressioni, schizzi, relazioni sullo stato di salute della popolazione, sulle mosse dei popoli guerrieri che premono ai confini, Mongoli, popoli delle Steppe, civiltà predatorie che ambiscono solo alla distruzione. Il loro Dio, il Dio dei senza stato, non ha nome, la natura stessa, i cavalli, le tende, il vento, il deserto stesso parla senza parole scritte, è un dio apolide, sovversivo perché abita in ogni luogo. Questa civiltà, questi figli delle steppe e del vento seppero costruire l’impero più vasto che si conosca, l’impero di Genghiz Kahn, dalla Cina al Mar Nero, e poi di Kublai Khan, presso la cui corte stette, ammirato e sedotto, il nostro Marco Polo.


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