Barbaglio nella notte

Barbaglio nella notte

diCarol Guarascio

Le parole-chiave della nuova raccolta di Cipriano Gentilino dal titolo emblematico “Risacche” sono senz’altro: geroglifici, preghiera, oracolo, stelle.

Tutto accade di notte, il momento propizio in cui i riti possono essere compiuti, in cui le preghiere vengono sillabate e sussurrate nel vento, urtano contro un ostacolo, sono respinte e tornano lì dove sono state pronunciate. Le risposte alle preghiere sono incomprensibili, sono oracoli che vanno interpretati accedendo ad una conoscenza superiore che richiede l’estasi mistica del veggente. 

Il geroglifico è l’unico segno visibile in un mondo che è restio ad essere interpretato e il poeta, con paziente maestria, opera una decodificazione di esso pur senza possedere una stele di Rosetta in cui possa ritrovare la corrispondenza e l’univocità dei codici. 

Così infatti scrive Maria Rosaria Teni nella postfazione: «Egli conduce, peraltro, una difficile incursione nell’universo complesso del codice linguistico, in uno sperimentalismo di matrice ermetica che si connota attraverso rimandi a immagini correlate al pensiero che inonda solitudini dolorose.  L’ermetismo di cui si avvale il poeta è tuttavia funzionale alla capacità di interpretare e decodificare i simboli che non sono altro che tessere di un mosaico che può essere compreso solo se è percepito nella sua interezza».


Ad illuminare timidamente tale operazione di svelamento sono le stelle, come si legge nella poesia Abbaglio:


Nella ragnatela di vetri rotti

tra stipiti storti dall’artrosi

inebriate di palpebre umide

pure le stelle sono in ritardo

alle linee insensate delle dita

nelle notti vuote prima di svanire 

stropicciate dall’abbaglio.


Le stelle pulsano, sono oggetti pirici come ne La notte di Dino Campana; osservate da chi è perduto alla ricerca di un senso, cercano di indicargli la rotta.


Ad ogni decifrazione del geroglifico segue però naturalmente la risacca dell’oblio, e non potrebbe essere altrimenti, in un mondo tanto alienato come il nostro. 


La notte tuttavia è anche il tempo della violenza, in cui una clochard “tra umidi cartoni/ e scarpe indifferenti” può vedersi tuonare addosso una “nube di burrasca”.

La notte è il luogo in cui vive il barbaglio della guerra.

In cui i barconi affondano senza scampo, anche a cento metri dalla riva, mentre le fioche torce degli smartphone, come stelle morte, si spengono lentamente. 


C’è il tempo però per una preghiera, quasi un haiku, per i morti del mare, per i  migranti che nel cuore hanno risacche eterne:


La farfalla e il geco


Una farfalla s’adagia

sull’ikebana rosso autunno

di foglie cadute.


Un geco sorpreso

spera pieghe sul muro.


Il flusso di scrittura di Gentilino è di certo dettato da un ritmo meditativo dovuto alle sue inclinazioni verso la riflessione psicologica, visto che è uno psichiatra, e questo arricchisce di senso i testi rivelando la sua dimestichezza con la vita e i drammi di ogni giorno. 

Eppure, non manca l’incanto (peraltro ulteriore parola-chiave) dell’incontro, dell'unione:

Ma ora vicini odoriamo di cielo

spegni questa luna indecente

siamo noi perseidi stanotte


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