Guido Oldani e Sara Montani: sulla natura e gli oggetti poetici
Sara Montani, "Nevicare", libro d'artista stampato in 15 esemplari, ognuno costituito da stampe originali monoprint 2021. Cortesia dell'artista

Guido Oldani e Sara Montani: sulla natura e gli oggetti poetici

diIlaria Monti

La natura per l’uomo è sempre stata un campo da cui cogliere similitudini e somiglianze, presa in prestito per descrivere le cose del mondo. La pelle può essere bianca e candida come la neve e gli occhi azzurri come il cielo; l’amore di Apollo per Dafne, nelle Metamorfosi di Ovidio, ardeva come fiamme di un fuoco. In uno dei suoi più celebri componimenti, Corrispondances (in Fleurs du Mal, 1957), Baudelaire scriveva che la natura è un tempio, una foresta di simboli e misteri che il poeta attraversa, riconoscendo una sinestetica familiarità con elementi, odori, colori naturali.  

Dai tempi antichi al presente, umano e naturale sono termini di un confronto costante e multiforme che ha trovato spazio nel linguaggio poetico quanto nelle arti visive: attraverso dispositivi verbali e visivi, tra similitudini, metafore e allegorie, l’uomo mette in opera una mimesi icastica e fantastica di se stesso e dell’oggetto come essere organico. Gli esempi nelle discipline letterarie e artistiche sono ormai casi da manuale o da mostra antologica: le similitudini naturali di Ovidio, Virgilio e Dante, la simbologia e le analogie vegetali e zoologiche nelle immagini del Medioevo cristiano e, successivamente, del Simbolismo francese, e ancora certi accostamenti presenti nei testi di Emily Dickinson, Leopardi, Pascoli, Ungaretti, le linee fitomorfe dell’Art Nouveu, la natura enigmatica del Surrealismo, fino alla prospettiva vegetale [1] di Giuseppe Penone, promotore di un’idea di intima e inseparabile connessione uomo-natura che ha informato la concezione della realtà condivisa dal movimento Arte Povera. Se le diverse declinazioni della simbiosi o somiglianza tra uomo e natura sono consolidate in un immaginario collettivo, vale la pena soffermarsi sui mutamenti di questo stesso rapporto. Alla luce di odierne categorie critiche ed estetiche dominate da termini relativi a produzione e post-produzione, Antropocene e Capitalocene, ecologia e tecnologia, che forma assume per l’uomo il sembiante naturale? Nel 2010 il poeta Guido Oldani (1947, Melegnano, Milano) ha scritto un pamphlet intitolato Realismo Terminale, pubblicato da Mursia. In questo testo-manifesto, Oldani raccoglie l’eredità del sociologo e filosofo Jean Baudrillard, autore de Il Sistema degli Oggetti (1968), degli studi di semiologia anche applicata agli oggetti di cui furono autori, tra gli altri, Roland Barthes e Umberto Eco, nonchè delle riflessioni sui beni di consumo e condotte da Gilbert Simondon in Du mode d’existence des objets techniques, che indagava la possibilità di una componente umana in quelli che lui definiva “oggetti tecnici”, postulando un superamento della contraddizione tra cultura e tecnica. Prendendo le mosse da questi e altri studi, Oldani propone un manifesto culturale che si colloca in una realtà quotidiana invasa dagli oggetti, simboli di quella che con lungimiranza aveva definitivo una “pandemia abitativa”. In un mondo immersi non più nella natura ma popolato da oggetti, il linguaggio poetico e artistico hanno subito un vero e proprio mutamento logico-grammaticale e un rovesciamento estetico per cui ciò che prima era il complemento oggetto, il “cosa”, diviene soggetto. [2] Nelle arti visive contemporanee, il primato dell’oggetto è già riscontrabile in tendenze quali New Dada, Pop Art, Nouveau Realisme e Ipperealismo; nel realismo terminale, nel tempo della rete informatica e nella galassia degli oggetti in cui l’iperproduzione non è più una novità ma una dimensione comune, come scrive Oldani viene anche meno la differenza tra metropoli, periferia, centro e provincia. Ne consegue che l’unica distanza realmente misurabile non è tanto quella geografica, quanto quella tra l’uomo e l’oggetto, soprattutto oggi che l’esperienza-presenza “analogica” è facilmente sostituibile a quella digitale. Nella poesia e nell’arte accade così che la ricchezza lessicale e iconografica siano inesorabilmente connesse alla varietà di prodotti con cui possiamo ogni giorno relazionarci. Ecco, allora, che nella poesia di Oldani un cielo stellato sembra un brodino caldo con la pastina, che gli occhi di un uomo somigliano a bulloni e le venti unghie delle sue dita sono allineate come le auto negli autosaloni. [3] Natura e uomo, non più simili tra loro, sono entrambi simili ad oggetti comuni. Lo sguardo sulla realtà è filtrato dalle cose che fanno parte del nostro paesaggio quotidiano. 

Una recente poesia di Guido Oldani è contenuta all’interno di un libro d’artista realizzato da Sara Montani (1951, Milano)[4], ed esposto in occasione della IV Edizione della mostra “Il Silenzio dell’Inchiostro”, tenutasi nell’ottobre 2021 al Museo delle Scritture Aldo Manuzio di Bassiano (LT).  L’artista stessa, legata a Oldani da un rapporto di amicizia e collaborazione, racconta di aver realizzato l’opera a partire dalla lettura di una poesia pubblicata dal poeta in occasione della nevicata che ha coperto Milano il 27 dicembre 2020:


non si vedeva niente su per aria

se non una tinteggiatura grigia

magari mescolata con bambagia.

la neve in nessun modo compariva,

pare ora un formaggio grattugiato

che giù cancella via ogni colore,

specialmente lo sporco che è di casa,

anche se si fa finta non esista

ma il bianco un giorno all’anno dà pudore.


La neve pare ora un formaggio grattugiato: di nuovo una similitudine che, nella sua a tratti ironica e radicale concretezza, colloca la poesia nella familiarità del reale.  Per Sara Montani, la neve raccontata dal poeta e allo stesso tempo osservata dalla propria casa, produce associazioni e analogie che le ricordano ora il candore della carta cotone, ora, con occhio microscopico, la trama degli antichi pizzi e merletti che da anni colleziona.  Nasce così il libro d’artista Nevicare, introdotto che insieme a una riproduzione del testo di Oldani contiene tre stampe a secco con matrici di merletti degli anni ‘30-‘50. Il bianco e il ricamo dominano l’opera, caratterizzata dalla delicatezza e da una dimensione anche tattile che richiama da un lato le qualità materiche e le caratteristiche formali dei fiocchi neve, dall’altro la lentezza di un tempo sospeso, proprio sia della neve stessa, del suo tempo di caduta e di posa, che dell’attività del ricamo e della tessitura. Il merletto, allora, funziona nell’opera di Montani come correlativo oggettivo della neve e del tempo. Due anni prima, nel 2018, Oldani aveva scritto della neve:


è silente, come un motore spento,
leggera più di un vuoto di lattina


Nel suo lavoro Sara Montani, che con tecniche miste spazia dal libro d’artista, all’installazione, all’incisione e alla scultura, ricorre spesso a una componente oggettuale – in particolare indumenti e lingerie – che fa da surrogato e traccia di un’umanità assente, o di stati emotivi e naturali risolti infine in una grammatica del segno dove parola e immagine, simbolo e realtà, si incontrano. E in questo l’artista incontra il poeta: nell’appropriazione di un pezzo di natura o di vita, provenienti da un mondo che in fondo si sostanzia di relazioni immediate con le cose e con gli altri, di possesso e mancanze, di pratiche quotidiane in grado di generare ogni giorno sempre nuove rappresentazioni della realtà. 


Sara Montani, "Nevicare", libro d'artista stampato in 15 esemplari, ognuno costituito da stampe 

originali monoprint, 2021. Cortesia dell'artista.


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[1]  Prospettiva vegetale è il titolo della mostra di Giuseppe Penone a Firenze, Forte del Belvedere – Giardino di Boboli, 5 luglio – 5 ottobre 2014. A cura di Arabella Natalini e Sergio Risaliti.

[2]  G. Oldani, Il Realismo Terminale, Mursia, VI Edizione 2021, p. 23

[3]  La cena, poesia a conclusione di Realismo Terminale, ivi, p. 43

[4]  Sito ufficiale dell’artista: https://www.saramontani.com




La vertigine del taglio. Lettura dI Floriana Coppola foto e video di Paolo Menduni

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