Il sogno di Alessandro
Elio Scarciglia, Matera, San Pietro Barisano

Il sogno di Alessandro

diVincenzo Crosio

Quando ritornai in patria, dopo il lungo esilio impostomi dall’Imperatore, non scelsi di ritornare nella mia città natale, ma scelsi di stare in una casa vicino al mare. Volevo stare in posto nuovo, lontano dai clamori e dai pericoli che il mio passato di congiurato, potevano ancora procurarmi. Contavo sulla benevolenza del segretario particolare di Marco Aurelio, che mi promise di intercedere per me con l'imperatore la cui saggezza era nota non solo a me ma a quanti aveva avuto con lui un rapporto confidenziale. Portai con me mio figlio e mia moglie in una casa nei dintorni di Baia che graziosamente Lucio Cornelio Agrippa mi aveva concesso, conoscendomi quale ottimo stratega nelle provincie orientali. L'ultima guerra contro i Parti era stata lunga e sanguinosa, ma l'intercessione di un mio ambasciatore aveva evitato il peggio. Presso la corte di Iscandar III avevo buona accoglienza, a causa di un mio favore concesso al re, per averlo aiutato con le mie legioni contro i Sauromati e gli Sciti del Nord. Anche per questo generosamente l'Imperatore mi aveva concesso la grazia di ritornare in patria. Scelsi di stare in questi luoghi incantevoli perché un discepolo di Leucippo, un tale Mirone mi fece onore di accedere alla sua immensa biblioteca, dove per mia fortuna trovai il manoscritto originale contenente il racconto della battaglia vinta da Alessandro contro il re Purusha nella spedizione alla conquista dell'India, scritto da Plutarco e che si riteneva essere perduto. Eccone il resoconto che ho personalmente integrato laddove era illeggibile o segnato da una glossa poco chiara:

"Si dice che Alessandro avesse intenzione di conquistare l'Asia fino alla valle dell'Indo ed oltre. Per questo mandò ambasciatori al re Purusha perché accettasse la sottomissione senza spargimento di sangue. Il nobile Purusha fece questa dichiarazione:-Nel mi regno non conosco nessuno di nome Alessandro.Se lo conoscessi  volentieri lo accoglierei come mio suddito. Si racconta che il grande Alessandro fosse molto irritato. I suoi consiglieri lo invitarono a non accettare la sfida, ma  che si decidesse a metter mano alla sistemazione dell’immenso territorio fin da allora conquistato. Alessandro rispose a costoro che la sistemazione dell'impero non poteva cominciare perché la conquista del mondo da parte sua e dei suoi discendenti non era ancora finita. Quindi partì e nella valle della Indo presso il fiume Ifasi rimase stupito dalle immagini scolpite nella roccia. Chiese al suo interprete, Parmenione, di dirli cosa volevano significare. Parmenione si rivolse ad un sacerdote della casta dei Purusha, un brahmano,il re che lo attendeva dall'altra parte del fiume. Il sacerdote, il brahmano, senza nemmeno guardarle si rivolse ad Alessandro:

-Tu puoi sconfiggere il regno dei Purusha ma non il dio che lo protegge.

-E quale sarebbe il dio così forte da resistere al grande Alessandro ?

-Il dio della foresta e quello  della montagna.

Alessandro trattò come favola il discorso del brahmano, il sacerdote indiano. Attaccò dunque Purusha e vinse. Si dice che sulla strada del ritorno a Babilonia, dove Alessandro aveva stabilito la capitale, l'esercito di Alessandro  incontrasse ripetutamente una tigre e una pantera e che durante le soste notturne, decimassero i soldati impauriti spingendo il grosso dell'esercito dentro paludi infestate. Fu lì che Alessandro e gran parte dei suoi generali contrasse quella febbre che lo avrebbe condotto alla morte al ritorno in Babilonia. Si dice pure che l'imperatore, assalito dal delirio della febbre, urlasse contro una pantera e una tigre che gli apparivano in sogno. Parmenione che aveva condotto con se il saggio Irmin di Purusha gli chiese come era possibile tutto questo e cosa volesse dire. Il saggio così rispose: ‘Il dio che ci governa ha mandato una pantera e una tigre in sogno ad Alessandro e ai suoi uomini prima che partissero contro di noi. Ma se lo sono scordati. Quando le hanno viste attaccare l'accampamento, hanno creduto che fosse ancora il sogno e non si sono difesi. Adesso Alessandro sta sognando la pantera e la tigre perché capisca che chi li ha sconfitti è il dio che governa il sonno’.

-E qual è questo dio così potente, o saggio dei Purusha.

-E' il dio della memoria e dell'oblio. Il dio serpente che dà saggezza o toglie il senno.

Parmenione tornò dal suo re che febbricitava delirando mentre Alessandro lo scongiurava di togliergli quei mostri che danzavano freneticamente davanti ai suoi occhi. Parmenione gli disse di non preoccuparsi perché era solo un sogno.

-Cosa è stato allora, tutto un sogno?urlò al suo generale e guardò ancora in fondo alla stanze del palazzo come se un sogno ancora più spaventoso lo colpisse gli occhi. Fu proprio in quel momento che Alessandro morì. Si dice infine che alla morte di Alessandro i generali erano ossessionati dallo stesso sogno. I sacerdoti Persiani dissero che questo era un cattivo segno e che l'impero si sarebbe sgretolato come  in un sogno. Le sue ancelle riferirono che Alessandro avesse visto come ultimo ricordo prima della morte un fiume incandescente che divorava il suo regno. Quel fiume era l'immagine di un cobra. Nella spedizione alla conquista dell'India, scritto da Plutarco, e non ritrovato se non in uno scritto posteriore ad opera di Properzio, ritenuto però un evidente falso di uno scriba bizantino venuto in Italia al seguito di Gemisto Platone per ingraziarsi la corte medicea di Firenze, l ’episodio è narrato con un altro schema, in un altro luogo. E cioè che Alessandro contraesse quella febbre per un morso di un serpente apparso sulla spada del re Purusha e che nel delirio immaginasse il fiume Ifasi come l’immagine del serpente, perché così infatti gli aveva detto contro il re prima di morire:-Tu mi ammazzerai ma non supererai il fiume, perché un serpente te lo impedirà!La predizione del re si avverò, secondo questo racconto, e le immagine terrifiche furono l’ultimo ricordo di Alessandro.Su questo tutte le fonti concordano. Ma sembra strana una glossa proprio di Mirone e cioè la seguente:-Questa fu la morte che non l’oracolo, ma il suo grande maestro, Aristotele,gli aveva predetto a seguito di una cattiva interpretazione di un passo in cui il grande filosofo gli premonì, di fare cioè attenzione ai sogni che spesso sono velenosi come il veleno del serpente. Si dice che Alessandro tenesse a mente sempre queste parole e che non dormiva mai per evitare di sognare.


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