Nave crociera - prima parte
Tamir Samandbadraa

Nave crociera - prima parte

diTeresa Mariniello

Si mangia molto, si mangia spesso. 

Un piccolo esercito di camerieri già al mattino presto allestisce i lunghi banchi dove è esposto il cibo, che si ripete nelle pietanze esposte nei vari ambienti della sala ristorazione. Cornetti farciti, torte al cioccolato, alla crema, alla frutta, al miele, vengono ingurgitate con incredibile voracità dagli ospiti mattutini, e ancora pancetta e uova, e frutta, e formaggi e affettati, come se si trattasse di colazione, pranzo e cena insieme.

Si muovono in gruppo, o in coppie, di persone sole in questa crociera non ne ho viste; del resto il capo mi aveva già avvisata: 

   “Famiglie, il tipo è quello. Devi verificare se possiamo spingerci verso un target diverso, che spenda di più e in cambio vuole avere un servizio migliore. Si tratta di scoprire quali servizi, quali trattamenti, quali spettacoli e in quali ambienti.”

   “Perché tutto questo? Non riuscite a riempire le navi? “

   “No, no… al contrario, le navi danno il tutto esaurito su quasi tutte le tratte. È che vogliamo conquistare un pubblico diverso, di una classe sociale più alta, che, in parte, già naviga con noi, ma... una volta sola, poi non torna più.”

   “E voi volete che torni. E incarichi me per scoprire quali sono i modi possibili per farla tornare.”

   “Hai colto nel segno. Le crociere in partenza il prossimo sabato sono: Le capitali del Nord. La crociera sul Nilo. Le terre dei Vichinghi. Il…”

   “Vada per i vichinghi. Il caldo è feroce in città. Partenza esatta?”

   “La segretaria ti fornirà ogni documentazione e il biglietto. Mi farai un resoconto al ritorno, per il resto muoviti come sai, documenta come vuoi; so che sei una professionista.”


Bene, ho scelto giusto. 

Quasi è una vacanza stare qui a osservare, sul ponte prendo sole senza scottarmi, sudare, bagnarmi. E con il piccolo tablet annoto. Non è neanche troppo noioso…dopo solo tre giorni riesco ad individuare, quasi con simpatia, i vari gruppi. Ecco quello toscano, con una bella cadenza nella voce. 

In aereo una anziana signora si è sentita male, quasi mi moriva al fianco. Lo sguardo perso, bocca aperta, nessuna risposta. Il marito la guardava senza nessuna azione, né partecipazione… Il personale di bordo invece dopo averla scossa e fatta sdraiare, alzandole semplicemente le gambe, l’ha fatta tornare tra noi!

Porta scarpe a buon mercato, collanina d’oro con un piccolo e insignificante ciondolo, maglietta da bancarella. La signora si fa comunque una vacanza che è al di sopra delle sue possibilità, siede accanto a un uomo, presumibilmente il marito, che non mostra sentimento per lei. Ma intanto è qui, e sogna questa settimana tutto l’anno, per non cucinare fare spesa guardare programmi televisivi serali da sola rifare letti ecc. ecc… 

Al contrario! Per farsi servire, assaggiare pietanze diverse, stare in un gruppo e chiacchierare un po’.

Un modo per riempire il vuoto. A ognuno il suo. 

Ah, ecco il signore delle camicie! E la signora moglie che gli fa da madre. Gli uomini sono dei bambini, dice una mia amica, e in questi casi ha proprio ragione.

Si è macchiato la camicia già in aeroporto; mentre la moglie prendeva per entrambi il caffè e mentre lui zuccherava il proprio, per poi rovesciarlo, lei è riuscita a rimproverarlo, smacchiarlo, togliergli il vassoio vuoto del pranzo, togliergli anche la tazzina, radunare le valigie.

Ed ecco anche il signore del cappello di paglia, mentre lui cianciava con altri turisti, la moglie si era studiata l’ itinerario, scelto i mezzi, parlato col conducente, sbagliato la fermata per il luogo di attrazione più turistico e insignificante della città.

Insignificante lo penso io, naturalmente.

Lui, da bravo bambino, la seguiva e comunicava a un pubblico indifferente, che uno solo in famiglia deve decidere, se no si fa’ confusione.

Chissà cosa spinge queste donne a crescere figli, e poi inventarsene altri. 

Mariti, vecchie e noiose madri, nipotini, animali domestici tipo conigli o cavie o criceti, piccoli per carità e da non portar fuori come si fa coi cani. Continuano il lavoro di cura. Sarà una questione di identità storica, di ruolo perpetuato che dà un’identità. Forse anche io così saccente, mi troverò dei figli sostitutivi. Boh, vedremo.

Oggi osservo.

A tavola i discorsi sono generici, ho notato che nessuno accenna a qualcosa di personale, si parla del lavoro faticoso con la pensione che non arriva mai, della città troppo calda e dei parchi pochi e mal curati, e delle stagioni che son proprio cambiate rispetto a una volta.

Niente! Bocche cucite! 

Parlano delle escursioni, della carta che dà diritto a due bottiglie d’ acqua al giorno, del taxi troppo caro, dell’autobus a due piani, del giro di quarantacinque minuti, no, non sul ghiacciaio, solo sul bordo, e che perciò si può fare, della colazione in camera che domani si sta tutto il giorno in navigazione. Si fanno specchio di un quotidiano evidentemente eccezionale. Come questo scintillio di luci, queste pareti dipinte con gusti e generi tra i più eterogenei, in un culmine di cattivo gusto in cui lo sguardo non sa dove posarsi. Un concentrato di elogio alla bruttezza.

Credo che siano stati fatti degli studi particolare dagli arredatori, architetti, su ciò che la gente comune crede e suppone sia la ricchezza e la sua rappresentazione. 

Non come sono i ricchi, ma come ci si immagina siano. 

Per una identificazione possibile, una illusione di poter essere per un giorno, per una settimana, simile a loro, non contentarsi della telenovela “Anche i ricchi piangono”,                                       che poi passata la lacrimuccia, scopri che il giorno dopo lei non piange più perché si è consolata nella tenuta in Toscana accudita dalla fedele filippina che le vuole bene, massaggiata nelle piccole terme già costruite all’ inizio secolo.

Così non vale. Che piacere ne ho se questa non mi somiglia affatto.

Allora le somiglio io, entro in un personaggio insieme ad altri. E quei giorni, saranno più veri di tutti gli altri dell’anno perché così voglio e desidero.

Vuoto. Altro vuoto.

A poppa ci sono le piscine, con tutt’ intorno sdraio e sedie con tavolini. Un bar distribuisce cocktail e caffè sempre, alcuni si bagnano, altri prendono il sole del Nord.  I più sono anziani, hanno corpi segnati dagli anni e dal tempo.

Brutta razza quella umana, senza pelo, senza piume, mostra il tempo sul corpo, anche senza vergogna.

Sostano, oziano, e più tardi si riverseranno nelle varie sale e teatri della nave. O faranno shopping al ponte 3. 

Io li vedo tutti più o meno irregimentati, contenti di sapere dagli altri cosa fare, cosa vedere, senza neanche la curiosità di cercare da soli qualche notizia sui luoghi che vanno a visitare, di dare un impulso diverso a queste giornate. Un esercito di indolenti.

Qualcuno ipotizza anche come una esperienza da fare quella su una nave per tre mesi, senza pensieri, decisioni, portati, gestiti, fotografati e immortalati con il comandante di turno. Inconsapevoli. E perciò, graziati.

Ad oggi non ho ancora scoperto qualcuno con il viso stampato in disappunto. 

La compagnia dovrà farsene una ragione, tanto i guadagni ci sono. Sono i ricchi che non ci sono. Altrove, in molto più spazio, o sui propri panfili privati, hanno meno paccottiglia intorno, camerieri molto più discreti e cibo molto più elaborato o, al contrario, semplice.

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