Nüshu – seconda parte
Opera di Luciano Schifano - per gentile concessione di Lorena Fiorini

Nüshu – seconda parte

diGiancarlo Locarno

I primi testi noti in Nüshu risalgono al X secolo, sono di Hu Yuxiu, che da un remoto villaggio viene inviata al palazzo imperiale per diventare una concubina dell’imperatore dopo aver superato brillantemente gli esami. Ma le cose non sono mai come ci si attende.


Pensavo fosse una cosa buona andarsene, per vivere alla corte.

Questo mondo è polvere, io sono entrata nelle stanze degli immortali.

C’è tanta abbondanza e tante cose costose.

Ma io soffro da anni per il desiderio d’amore

sono qui da sette anni

solo tre notti ho dormito con l’imperatore.

Oltre a questo il vuoto, non ho avuto nessuna faccenda, nulla da fare.

Il mio corpo è chiuso nel palazzo il mio spirito inquieto vola fuori.

Vorrei tornare a casa mia, in famiglia, a ricamare seduta nella stanza.

Non ci sono pensieri, o  persone in carne e ossa a me vicini

a cui chiedere un consiglio quando sono triste.

Alla mia sorella maggiore e alla piccola, voglio chiudere il cuore a queste cose.

Se anche non ci fosse nessuno che voglia diventare il mio compagno

spenderei il mio tempo ricamando caratteri fino a consumarmi.

Mi dicono che casa mia è fredda come la neve.

Ma nel palazzo dell’imperatore c’è dieci volte più neve.

Come posso porre fine a questa vita?

Scrivo questa lettera prima di morire di tristezza.


 

滿

 

 

 

 



E’ ancora attuale nel Jongyang l’abitudine di stabilire una rete di “sorellanza” detta Jiebai- 结拜 letteralmete “rendere omaggio”, è una relazione stabile, in parte ritualizzata, tra ragazze che comporta un forte legame di amicizia e un mutuo soccorso, in tanti casi termina con il matrimonio, ma in parecchi altri casi dura tutta la vita. Uno scambio di lettere contribuisce a cominciare e mantenere nel tempo questo importante legame.


Mi siedo, prendo il pennello e ti scrivo queste parole

che siano suono, gorgoglio d’acque, strumento per attraversare insieme la vita.

Siamo predestinate a questo vincolo di amicizia.

Nel giardino delle dee immortali

questo libro dia il suo frutto, solido, per tutta la vita.

Come un’umile serva ti chiedo l’amicizia.

Nel giardino di giada c’è un bambù appena nato

a noi ragazze non piace truccare in anticipo il libro delle nostre passioni.

Un cuore scorretto vacilla non è una roccia.

Possedere l’oro è difficile, come trattenere la fenice (feng huang coppia)

Ma questo con te diventerà reale.

Un cuore puro ha tante buone intenzioni:

coltivare l’essenziale e aprirsi completamente.

Gradualmente scivoleranno via queste quattro stagioni 

andranno ad originare il nostro intreccio.

Avrò così il tempo di incidere la tua mancanza 

nella notte, nella camera superiore, sbrindellata, mi siederò

mi alzerò solo per rendere omaggio alla nostra amicizia.

Medito su quando si realizzerà il nostro sogno

mi spaventa l’idea di lasciare un sogno vuoto.

Così scrivo questi caratteri grossolani sul ventaglio.

Così oggi scrivo questa lettera

Sapendo che un’amica l’aspetta. 

Voglio armonizzare i cinque colori

tutte le ragazze sono come me

col mattino che sale alla bocca

e un corpo vicino

orfano d’ombra.

Due stelle diverse convivono.

Ti sollecito dunque un invito come richiede il mio cuore

In autunno saremo il suono di due torrenti gemelli

Una dimora senza fine nella perfezione.

Due fiamme gemelle.

Ogni suono chiede di essere ascoltato  

e noi ascoltiamo le parole con il cuore.


Un demone ripetutamente mi spinge a scrivere

consapevole che ogni giorno il sole è vivo.

Ma non so se il fondo del tuo affetto è solido.

E conveniente la scrittura come dono leggero e fragile

non consentirà ci si separi lungo la strada

che passa dalla tua amicizia.

Mi sarebbe impossibile il tuo abbandono.

Posso entrare nella porta di tutte le calamità accanto a te 

non parliamo più di strade separate

ma di parole di verità.


Sai che tutti stanno ascoltando il mio discorso.

E sanno che fra un anno sarà il momento opportuno.

Diversi mesi di vita.

Con cuore rispettoso

ti invio questo pacchetto di foglie di te

l primo di mille regali

e di mille riti per gli dei.



Un altro uso del Nüshu, è quello di rappresentare i lamenti delle donne, indirizzate alle amiche jiebai, per condividere le calamità  che una dietro l’altra si susseguivano nella durissima  vita cinese.

(nel testo “fiore” o “piccolo fiore è un modo classico per riferirsi alle figlie). 



Con il pennello lascio cadere i caratteri sulla carta

per proclamare al mondo la mia pena e compassione.

Ero il fiore di una famiglia ricca e nobile.

Sono arrivata in una famiglia inferiore povera.

Me ne andai per stare con mio marito sette anni fa.

Mio marito non lavora ha un aspetto esausto e mi umilia sempre

gioca d’azzardo, va con le puttane e fuma oppio.

Tutti i beni della famiglia sono andati persi.

È un fallito, non si è mai curato di amministrarli. 

Anche la mia dote è svanita.

Notte dopo notte le grida dei miei pianti colpiscono il cielo come raggi di luce spoglia.

Nonostante tutto, ancora lo esorto a contenersi, a conservare la salute, spero che segua i miei consigli.

Volevo affrontare la faccenda con affetto, non peggiorare le cose

non importa il passato, potrebbe ancora andare di pari passo con la salute ed il bene.

Le cose buone possono ancora arrivare, può ancora arrivare la ricchezza.

È essenziale però che un marito ascolti quel che dice la moglie.

Marito e moglie uniti producono sempre cose nobili.

Ma lui non ha ascoltato le parole della moglie, è fuggito con l’esercito.

Dopo un anno nessuna lettera, non il suono di una notizia.

Ma il mio cuore non perse la fiducia di un ritorno

ho custodito l’affetto per tre anni, per cinque anni

ancora senza notizie, e questo mi esorta a raccogliere tutte le mie cose

e lasciare questa famiglia per cercare un posto altrove.

In miseria, peggio di una serva do l’addio ai suoi antenati.

Nel mondo non sono l’unica persona così ridotta.

L’imperatore sbaglia a darci questo cerimoniale di regole.

Belle regole ci da, completamente sbagliate, ma gentilmente ce le regala.

Se vivere con un uomo non è bello

anche se fosse il figlio del cielo non lo seguirei più.



 

 

滿 


Alle donne che hanno un marito l’acqua del pozzo arriva.

Io non ho marito e il mio riso muore.

Da tempo mi alzo di primo mattino per andare nei campi e strappare le erbacce.

Ho imparato a spargere la cenere a mezzogiorno prima che sia troppo tardi

lavoro tutto il giorno con la zappa divento triste e triste piango. 

Vado per strade in salita dall’occhio sgorgano lacrime che volano

lacrime che dagli occhi scorrono in alto verso la  pioggia e mi torcono lo sguardo.

Il vestito davanti si riempie d’acqua che scroscia e inzuppa.

Sono l’uccello solo che vola nel cielo e non vede più la faccia del compagno.

Mio marito è nell’esercito, non lo vedrò più tornare.



Sono qui da otto anni, quasi Nove.

Il padre di mio marito è saltato nell’inferno 

sono alcuni mesi che è morto. 

E io sono umiliata dal mio inetto marito.

Ho toccato il fondo, lo credevo nobile, un campione.

Spende con le puttane i beni di famiglia invece di amministrarli

Mio figlio e il primo fiore erano malati

lui è un incapace, non ha mai badato ai figli.

Mio figlio e mia figlia sono morti di stenti

perché curati in ritardo. 

Non ho pace.

Mio marito è stato forzato ad entrare nell’esercito.

l’hanno portato lontano, i soldati di regola non tornano, muoiono.

non sapremo mai dove sono ossa e teschio

Anche l’ultimo mio piccolo fiore è caduto.

Penso alla vita come a una disgrazia che mi toglie l’aria.

Mi sento un uccello orfano perso sulle montagne.


 

 


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