Variazioni per un dolore solo di Francesco Palmieri
Il vuoto che riempie.
Quella di Palmieri è una raccolta, o forse un’intera poesia, che si avvicina, senza paura, ai mostri e ai fantasmi del proprio vissuto. I versi sono, infatti, variazioni su un dolore declinato in 59 modi, o forse anche di più, che danzano attorno al niente che diventa tutto, e resta lì a riempire e svuotare.
La lirica scorre fluida nonostante il linguaggio scelto non faccia sconti alle asperità esposte, tanto lucide e a volte tangibili da poter essere scambiate per prosa, e invece viaggiano fra le pagine scegliendo un movimento poetico che, lungi dall'essere vuoto, si dispiega aprendosi verso la fine, senza finire. Tuttavia, il vuoto si propone in molti passaggi come rischio costante dietro l'angolo, uno spazio labirintico in cui ci si può solo smarrire, guardando avanti o a ritroso, nel passato sofferto come nel futuro incerto. L'autore guarda in faccia la sofferenza e la propria fragilità con una resilienza che si pone al di fuori di qualsiasi retorica, conscio del limite della parola di fronte a finestre dove ‘migrano mattini e sere e non c’è giorno mese o anno che meriti la spunta’.
Ecco perché a volte sembra di leggere fra le righe l’ intenzione di una sopravvivenza che non ammette slanci e resiste alle tempeste, nonostante la riflessione tradisca un tono, a volte, quasi Feroce. ‘E se in principio era il verbo, ora è sterminato silenzio’.
Lasciarsi cullare dall'inganno e dall'illusione di una felicità costruita resta un’alternativa valida solo se illuminata dalla ricerca di un senso, di un nome, di un respiro che si fa linfa. ‘Faccio letteratura così, per non morire di noia, magari mi riesce di stanare quel verbo che porti allegria’. E allora è la parola che torna a consegnare significanti e significati, nonostante la fatica di quello che diventa un lavoro ingrato, spesso inutile, ma necessario:
‘ Vivere è la ferita che non si rimargina’; ma a salvare è la tenerezza che traspare nelle lettere alla figlia, nel ricorrente richiamo a una donna, o alla donna, che potrebbe essere la metafora della vita stessa, della sua origine o del suo stesso fine. E allora trova un varco anche quella contraddizione della volontà di restare, insieme al desiderio di dissolversi.
‘ Esci o muori vivi o rinuncia resisti o soccombi pure se strazia il sapere e che qui sulla terra è stato ucciso anche Dio, venduto, tradito, per solo trenta denari’.
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