“Il sentiero azzurro” regia di Gabriel Mascaro
Luciano Schifano, Nudo, 1998, olio su tela, 100x 70

“Il sentiero azzurro” regia di Gabriel Mascaro

diTeresa Mariniello

La protagonista di questo film si chiama Tereza ed ha trascorso la sua vita in un piccolo paese industrializzato dove ha lavorato sempre in un macello per mantenere sé stessa e la figlia. Nel compimento dei suoi 77 anni, come per gli altri anziani, il governo le impone il trasferimento in una “colonia” dove può godersi gli ultimi anni in tranquillità perdendo però qualsiasi diritto. Solo i figli possono decidere per loro, ma questi ultimi il governo li vuole concentrati esclusivamente sul lavoro e sulla produttività.

E così Tereza perde qualsiasi diritto, compreso quello di comprare un biglietto aereo per esaudire il suo desiderio di volare. La figlia infatti, chiamata dall’addetto dell’aeroporto, non glielo concede e a Tereza non resta altro che darsi alla macchia.

Diventa una clandestina, una straniera nella sua nazione, il Brasile. 

Un Brasile futuro e neanche troppo fantascientifico visto la serie di provvedimenti politico-sociali presi tra il 2019 e il 2023 volti a colpire gli strati più fragili della popolazione. 

Nel film si tratta degli anziani vittime di disposizioni governative volte a liberare le giovani generazioni dall’accudimento per concentrarsi sulla produttività e la crescita. Disposizioni non chiare se non nell’allontanamento dai propri luoghi e dalla propria gente, tinte da un atteggiamento caritatevole che dà pannoloni anche a chi non ne ha ancora bisogno. 

Si tratta certamente di un film politico ma Gabriel Mascaro vi intreccia elementi folkloristici legati alla mitologia popolare così da ottenere una sorta di duplice narrazione, una su una razionale lettura dei fatti e un’altra su una percezione quasi ancestrale dell’esistenza.

Il tentativo infatti di Tereza di sfuggire all’autorità passa attraverso due elementi, l’aria e l’acqua. Entrambi azzurri, entrambi leggeri.

L’aria è nel desiderio di volare, l’acqua, perché per realizzarlo deve navigare il Rio delle Amazzoni per raggiungere un luogo dove è possibile noleggiare velivoli ultraleggeri senza bisogno dell’autorizzazione della figlia.

Nel suo cammino fluviale incrocia persone importanti per lo sviluppo della narrazione filmica. Cadu è il capitano di un traghetto clandestino che l’accompagna nella prima parte del viaggio mostrandole un modo alternativo del vivere. Ludemir è un meccanico spendaccione che le fa conoscere il potere di una lumaca dalla bava blu. Infine, Roberta è una suora laica che vive nella sua barca mantenendosi da vivere vendendo Bibbie elettroniche alle popolazioni che vivono lungo il fiume.

Roberta accoglie Tereza con benevolenza. Ed è con lei che impara ad essere veramente diversa ed estranea al contesto del potere. Riscopre la propria fisicità, il piacere della natura intorno, dell’aria tra i capelli. Il loro rapporto si accende di tensioni omoerotiche attraverso un mangiare e bere con allegria, attraverso la danza in cui i corpi riacquistano una fisicità che sembrava andata persa.

Non sono più due anziane ma due persone che riscoprono i propri desideri a contatto con la natura e con chi la abita, come la rara lumaca blu che consente di visualizzare il proprio futuro con una goccia della sua bava negli occhi.

E in una sorta di bisca acquatica, chiamata il “Pesce dorato”, Tereza sembra mossa da forze soprannaturali come quelle dei pesci che sembrano danzare mentre lottano tra loro. Lì Tereza si gioca economicamente tutto il suo futuro, vincendo.

In questa vincita, segno di in un percorso interiore per riappropriarsi della propria esistenza, c’è la vittoria di essersi sottratta a un potere autoritario e oppressivo.


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