“Liturgica” Opera di Giuseppe Lo Schiavo
La chiesa sconsacrata di San Paolo Converso a Milano, ancora di proprietà della Curia, risale al XVI secolo.
Concepita per ospitare le suore Angeliche fondate da Ludovica Torelli si trova in una parte centrale della città, tra Corso Italia e Piazza Sant’ Eufemia.
L’impianto della chiesa è ad unica navata ricoperta da una volta a botte e affiancata da cappelle laterali, è inoltre separata a metà da una parete divisoria che serviva a separare lo spazio riservato alle monache da quello pubblico.
All’interno della chiesa vi sono dipinti di ottima fattura, nonché affreschi che rimandano a una finta architettura in prospettiva.
Si tratta di un piccolo gioiello architettonico che pochi conoscono essendo defilata rispetto alla strada e quasi sempre chiusa.
Ha subito nel tempo molte trasformazioni d’uso, da magazzino a studio di registrazione fino ad ospitare uno studio d’architettura e successivamente un’installazione che trasformò la navata principale in un campo da tennis.
Grazie alla azienda multinazionale inglese di consulenza Deloitte la chiesa è stata da poco restituita alla città come laboratorio teatrale, luogo di allestimento mostre e di dialoghi interculturali, diventando una galleria d’arte dal nome Galleria Deloitte.
Si è aperta al pubblico con un’opera generata dall’ Intelligenza Artificiale dal titolo “Liturgica” di Giuseppe Lo Schiavo.
Un’opera che è un viaggio visivo con immagini che scorrono trasformandosi di continuo. Si tratta di corpi umani e animali, di vegetali immersi e anche sommersi in un fluido che sembra acqua. Tutte le figure sembrano misurarsi con una forza non visibile agli occhi di chi guarda, ma che è lì, forse dentro le figure stesse. Non c’è separazione né tra i corpi né tra la forza. C’è invece un’espansione nello spazio della chiesa inglobando non solo gli affreschi in alto ma anche le basi delle lesene in basso, come a suggerire che il sacro nasce dalla terra e non dal cielo, che coinvolge tutte le creature nella loro vita quotidiana.
Tutte le immagini sono proiettate su un grande schermo, posto centralmente nella navata e molto vicino all’ingresso, così tanto da avere la sensazione di entrarci dentro.
Un volo d’uccelli si leva in alto da uno spazio circolare chiuso con dentro un uomo piegato su sé stesso, irrompono poi delfini gioiosi descrivendo curve, e ancora dopo cavalli dalla criniera mossa tendono in alto come a liberarsi di qualcosa.
E compaiono, sempre in successione, magnifici fiori che si schiudono, e bolle d’aria dense di colore e sfumature. E uomini che sembrano anch’essi danzare.
L’elemento comune a queste immagini e ad altre simili è l’acqua che scompare in quelle finali che raccontano in parte distruzioni e desolazione.
Come quella del grande faro sospeso da cui esplodono fuochi che sembrano d’artificio ma che diventano talmente intensi da distruggerlo.
L’ultima emblematica immagine è quella di un cavallo semisdraiato al centro di una strada, mentre da una macchina che brucia dietro si diffonde nell’aria denso fumo nero.
Parte del lavoro dell’artista si è rifatto al materiale iconografico presente nella chiesa, affreschi, lesene, capitelli, sono stati reinterpretati dall’A.I. in un flusso
continuo che invita a una riflessione non solo sulla tecnologia e sui mezzi che può mettere a disposizione ma anche sulla danza o lotta che coinvolge tutte le creature, uomo compreso. A suggerire che non c’è distinzione tra ciò che abita la terra.
L’opera si espande nello spazio della chiesa facendone rivivere la liturgia attraverso i segni, spostando lo sguardo dal cielo alla terra, offrendo una riflessione anche di tipo ecologico. “La natura non si oppone, ne cerca vendetta, semplicemente persiste”. Come dichiara Giuseppe Lo Schiavo.
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